Intervista a Hans M. Kristensen, presidente del Nuclear Information Project presso la Federazione degli Scienziati Americani

A cura di Matteo Mistretta

Hans M. Kristensen è uno studioso danese, attuale direttore del Progetto di Ricerca Nucleare presso la Federazione degli Scienziati Americani. Scrive periodicamente il Nuclear Notebook sul Bollettino degli Scienziati Atomici. Le sue ricerche si sviluppano nella direzione della divulgazione e del commento delle politiche atomiche degli Stati sullo scenario internazionale.


In passato è stato consulente del programma nucleare presso il Consiglio per la Difesa delle Risorse Naturali del distretto di Washington D.C.

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D: Cosa è il Nuclear Research Project (Progetto di Ricerca nucleare)? Come lavora? Quali sono i suoi fini?

R: Il Nuclear Research Project è un programma di informazione pubblica della Federation of American Scientists (Federazione degli Scienziati Americani, FAS) che utilizza informazioni pubbliche e documenti dell’archivio di Stato per analizzare lo status e il trend degli arsenali di armi nucleari in mano ai 9 Paesi che le posseggono. Da quando questo tipo di informazioni tendono ad essere secretate, cerchiamo di sviluppare le così dette “migliori stime” del numero di testate nucleari in possesso di ogni Stato e di descrivere i programmi di modernizzazione delle armi. Il nostro materiale è utilizzato da giornalisti, studenti, esperti ed attivisti per discutere il presente e il futuro delle armi nucleari.

D: Cosa è il Bulletin of Atomic Scientists? A cosa serve?

R: Il Bulletin of Atomic Scientists è un magazine privato che ha sede a Chicago. Inizialmente era la rivista online della FAS, ma alcuni anni fa è diventato indipendente. Qui vengono pubblicati articoli in particolare sulle armi nucleari e sui loro effetti nei cambiamenti climatici. Insieme al mio collega Robert Norris, scrivo ogni due mesi la rubrica chiamata FAS Nuclear Notebook.

D: Cosa ne pensa del Trattato di non proliferazione nucleare? E del New-START tra Stati Uniti e Russia? Sono questi trattati sufficienti per il disarmo?

R: Il NPT ha avuto un ruolo importantissimo nell’evitare che altri stati sviluppassero l’atomica. Inoltre, è stato un mezzo utilizzato dalla comunità internazionale per fare pressione ai primi 5 Stati nuclearizzati (USA, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina) firmatari del trattato per ridurre il loro arsenale nucleare. Il problema è che le altre 4 Nazioni che posseggono l’atomica (Israele, India, Pakistan e Corea del Nord) continuano a rimanere fuori dal trattato.
Il problema del New-START è che pone dei limiti troppo modesti sulle forze strategiche americane e russe, ma include un importante sistema di verifica sulle armi.
Questi trattati sono però insufficienti per raggiungere l’obiettivo del disarmo. Sono dei passi avanti, ma non la soluzione. Per dare una stretta finale a questo problema, gli stati che posseggono armi nucleari dovrebbero firmare nuovi trattati che impongono maggiori verifiche ufficiali.

D: Alcuni Stati (India, Pakistan, Nord Corea e Israele) non hanno firmato il Trattato di Non Proliferazione. Perché?

R: India e Pakistan hanno deciso di rimanere fuori dal Trattato perché lo considerano una forma di discriminazione, in quanto permetterebbe solamente ai P5 (Cina, USA, Russia, Inghilterra e Francia) di possedere armi nucleari. Questi due Stati, infatti, per aderire al trattato dovrebbero rinunciare al proprio arsenale. Se per la Corea i motivi sono da ricercare nel sistema politico di quel paese, Israele ha deciso di non aderire perché vuole mantenere le sue armi e soprattutto non vuole permettere le ispezioni della Dimona, previsti dal Trattato. Inoltre, il Sud Sudan è al di fuori del trattato da quanto il Paese si è scisso.

D: Pensa che un giorno sarà possibile un mondo privo di armi nucleari?

R: Forse, ma ciò è impensabile se non avvengono cambi significativi della sicurezza internazionale. Adesso siamo ancora in un periodo in cui i grandi arsenali nucleari costituiti durante la Guerra Fredda non sono ancora stati smantellati, e non si è ancora pensato concretamente a cosa ci vorrebbe per raggiungere il disarmo completo. Per esempio, è difficile pensare che Russia e Cina possano smantellare il proprio arsenale mentre gli Stati Uniti e i suoi alleati mantengono eserciti convenzionali più grandi e tecnologicamente più avanzati. E allo stesso modo, è difficile che le forze NATO possano ridurre le proprie armate convenzionali. Per raggiungere il disarmo, bisognerebbe anche porre dei limiti sulle armate convenzionali e regolare come possono essere utilizzate sul piano internazionale.

D: A metà marzo Putin ha dichiarato che avrebbe usato l’atomica per la Crimea; in caso di conflitto, pensa che gli stati possano davvero arrivare a usare armi nucleari?

R: Putin ha fatto un commento vago per quanto riguarda l’essere stato pronto ad usare bombe nucleari per la vicenda dell’annessione alla Crimea. La Russia attualmente ha già delle bombe nucleari strategiche pronte all’uso sul proprio territorio, e la dottrina russa sull’atomica dice che “Si riserva il diritto di utilizzare testate nucleari se attaccati da altre armi nucleari o da armi di distruzione di massa e anche in caso di aggressioni con armi convenzionali quando l’esistenza dello Stato è in pericolo”. Quindi, non è chiaro cosa volesse intendere Putin per la Crimea, perché l’Occidente non avrebbe mai usato armi nucleari per non permettere l’annessione e non avrebbe nemmeno messo in serio pericolo l’esistenza della Russia.
Oppure, le parole di Putin si possono anche intendere come l’inizio di un nuovo uso delle armi nucleari russe, utilizzabili dove le forze convenzionali sarebbero in minoranza rispetto a quelle della NATO, quindi ha minacciato l’uso dell’atomica per contrastare questa effettiva debolezza. Ancora una volta, però, la questione non è chiara: ma il fatto che Putin faccia allusioni alle armi nucleari per la questione della Crimea è francamente sorprendente e profondamente inquietante.
Così come la Russia, anche gli Stati Uniti si prepongono di utilizzare il proprio arsenale nucleare solo in certi casi. Ma considerando che l’Ucraina non fa parte della NATO e che la Russia non ha bombardato Stati membri della NATO, non vedo come gli Stati Uniti possano usare armi nucleari contro Putin. Tuttavia, se gli Stati Uniti iniziassero a fornire armi all’Ucraina, la Russia inizierebbe ad aumentare il suo coinvolgimento diretto nella guerra civile, e gli Stati Uniti potrebbero ulteriormente inviare delle proprie truppe in Europa, il che potrebbe portare ad un confronto diretto tra gli USA e la Russia e potenzialmente si potrebbe andare incontro ad una escalation che potrebbero anche portare all’uso di armi nucleari.
In ogni caso, voglio sottolineare come questo sia uno scenario molto ipotetico e pessimista.

D: Perché gli Stati Uniti hanno posizionato alcune armi nucleari in Europa? Quale è la posizione dell’Italia?

R: Gli Stati Uniti hanno messo alcune testati nucleari in Europa negli anni ’50 per fronteggiare un possibile attacco dell’Unione Sovietica contro gli Stati membri della NATO. Un altro obiettivo era quello di poter colpire alcuni obiettivi all’interno del territorio russo. Oggi le testate in Europa non sono rivolte contro strutture specifiche e, soprattutto, non sono in stato di allerta. Negli ultimi vent’anni la NATO ha dichiarato che queste armi non sono per un uso militare, ma per dimostrare il coinvolgimento degli Stati Uniti nella difesa dei suoi alleati. Tuttavia, dopo la crisi in Ucraina, i leader dell’esercito americano hanno di nuovo iniziato a parlare delle bombe nucleari come un mezzo per difendere i Paesi NATO. I cacciabombardieri americani sono di nuovo collegati agli esercizi nazionali della NATO.

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