Nucleare: cui prodest? Risponde il Prof. Francesco Lenci

A cura di Francesco Garibaldi

Qual è la situazione nucleare in Italia? Quali saranno gli effetti del trattato di proliferazione nucleare? E la Russia di Putin? Minaccia o fuoco di paglia? Lo abbiamo chiesto al Francesco Lenci, professore universitario esperto di biofisica e fotobiologia nonché direttore del Consiglio Scientifico dell’Unione Scienziati per Il Disarmo.

Poco più di un anno fa l’USPID inviò una lettera al presidente del Consiglio e alle ministre degli Esteri e della Difesa per ricordargli l’impegno preso dall’Italia relativamente allo smantellamento del materiale fissile da armi nucleari presenti sul territorio del nostro Paese. Qual è stata la risposta politico/istituzionale del governo, se c’è stata?

Non abbiamo ricevuto nessuna risposta dal governo!

Qual è quindi la situazione nucleare attuale in Italia, anche a livello di energia nucleare? Quali possono essere gli eventuali sviluppi futuri su tale tema e quali sono i rischi che l’Italia corre?

Nel nostro Paese sono installate circa 90 armi nucleari tattiche (bombe a gravità B61), 40 a Ghedi (BS) e 50 ad Aviano (PN), con un potenziale esplosivo variabile dai 0.3 ai 170 kiloton (il potenziale esplosivo delle bombe sganciate nell’agosto del 1945 su Hiroshima e Nagasaki era rispettivamente di 13 e 21 kiloton). Le 40 bombe B61 di Ghedi sono destinate all’uso dei caccia bombardieri italiani Tornado, sotto un accordo di “doppia chiave” in base al quale il paese ospitante fornisce il mezzo di trasporto e gli Stati Uniti fornisco l’arma. Le 50 bombe conservate ad Aviano sono invece ad uso esclusivo degli aerei americani. E’ ampiamente diffusa tra studiosi di problemi del disarmo, politici, organizzazioni (il Consiglio Scientifico dell’USPID preparò un documento su questo tema già nel maggio del 2008) la convinzione che le armi nucleari americane installate in Europa siano non solo irrilevanti dal punto di vista strategico e costituiscano un peso dal punto di vista organizzativo e finanziario, ma anche l’unico esempio esistente di armi nucleari possedute da un paese ed installate su territori di paesi terzi. Il loro mantenimento costituisce nei fatti un ostacolo nel cammino verso un mondo libero da armi nucleari. Personalmente penso che il Governo Italiano potrebbe e dovrebbe fare molto molto di più per arrivare ad eliminare dal nostro territorio le armi nucleari tattiche. E lo stesso vale per l’Europa

Quale pensa che sia l’effettivo risultato del Trattato di non proliferazione nucleare, considerando che alcuni Stati politicamente e democraticamente instabili quali Pakistan e Corea del Nord hanno preferito non sottoscriverlo?

IL TNP è un Trattato di importanza fondamentale e il fatto che sia ancora in vigore ne è una prova. Il 27 Aprile avrà inizio la prossima (quinquennale) conferenza di revisione del Trattato e il fatto che Stati come Israele, India, Pakistan e Corea del Nord non abbiano firmato il Trattato deve portare ad un impegno ancora maggiore per il rafforzamento del regime di non-proliferazione orizzontale delle armi nucleari.

In questi giorni Obama sta per siglare un accordo sul nucleare con Teheran. Qual è la sua opinione sulla situazione iraniana?

L’Iran è firmatario del TNP e una soluzione “rapida” del problema del nucleare iraniano non solo è auspicabile, ma anche possibile, come ha osservato il presidente Rouhani.

Vladimir Putin ha recentemente affermato che per risolvere la questione ucraina sarebbe stato disposto ad utilizzare armi atomiche. E’ effettivamente pericolosa la minaccia nucleare russa nei confronti della Danimarca, rea di voler aderire in questi giorni alla NATO, e dell’Occidente?

Personalmente non credo affatto che la Federazione Russa sia disposta ad usare armi nucleari per risolvere la crisi ucraina. Ma sono anche fermamente convinto che, finche’ non verranno eliminate TUTTE le armi nucleari, il pericolo di una guerra nucleare che porterebbe alla distruzione del pianeta non sia eliminato: non credo alla possibilità di uno scambio nucleare “limitato” e penso che si arriverebbe inesorabilmente ad uno scambio globale.

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