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Quando l’unione fa la forza: ICAN

A cura di Veronica Sarno

Sono passati 70 anni dai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki. Eppure le armi nucleari sono ancora una realtà.

In teoria, il Trattato di non proliferazione (1970) vieta agli Stati “non-atomici” di sviluppare testate nucleari ed impone il disarmo a quelli che ne sono già in possesso.

In pratica pochi sono stati i passi avanti e ad oggi 9 Stati possiedono ancora arsenali nucleari. Secondo una stima dello Stockolm International Peace Research Institute (SIPRI) ad oggi si contano più di 16, 000 testate, di gran lunga più potenti delle bombe lanciate 70 anni fa.

La Conferenza per il Disarmo finora non ha prodotto alcun risultato, bloccata da cavilli procedurali.

E’ in questo contesto che nasce ICAN. Uno slogan forte, centrato sull’individuo. ICAN è la sigla dell’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons.

Una campagna giovane per un problema antico.

È infatti nel 2006 che l’International Physicians for the Prevention of Nuclear War lancia l’idea di una campagna “umanitaria”, sulla falsariga di quella per l’abolizione delle mine antiuomo. Nel giro di un anno tutto prende forma: un sito web, le prime adesioni internazionali, le prime manifestazioni a supporto. ICAN nasce ufficialmente il 30 aprile 2007.

Dal 2011 il boom. ICAN conta oggi 424 partner in 95 Paesi, ma parla con un’unica voce, che chiede forte e chiaro una trattato internazionale per la messa al bando delle armi nucleari.

Numerose sono state, e continuano ad essere, le iniziative per sensibilizzare la società civile circa i rischi degli armamenti nucleari: incontri nelle scuole, testimonianze di sopravvissuti, conferenze, manifestazioni. Tra queste le iniziative ricordiamo in particolare quella degli attivisti ICAN di Hiroshima, che hanno realizzato 1000 gru di carta e le hanno inviate a Presidenti e Primi ministri di tutto il mondo, per ottenere da loro un messaggio a sostegno dell’eliminazione delle armi nucleari.

Nel 2012 gli sforzi della campagna hanno portato 16 Stati a chiedere l’eliminazione delle armi nucleari, una richiesta basata su considerazioni di carattere umanitario. Da allora il sostegno degli Stati è cresciuto esponenzialmente.

La prima Conferenza sull’impatto umanitario delle armi nucleari, ad Oslo nel 2013, ha visto la partecipazione di 127 governi, che hanno riconosciuto che l’unico modo per affrontare il problema degli arsenali nucleari è eliminare la minaccia.

Il successo dell’iniziativa ha portato ad una seconda Conferenza, in Messico nel 2014, cui hanno partecipato 146 Stati. Qui si è auspicato che, prima del 70esimo anniversario delle bombe di Hiroshima e Nagasaki, vengano avviati i negoziati per ottenere uno strumento legale che proibisca le armi nucleari.

In pochi anni sono stati fatti passi da gigante, ma molto ancora può essere ottenuto.

Daniela Varano, responsabile comunicazione di ICAN, ci spiega a che punto siamo.

Quali sono gli ultimi sviluppi della campagna?

A dicembre si è tenuta a Vienna la terza Conferenza sull’impatto umanitario delle armi nucleari, organizzata proprio dal governo austriaco. Hanno partecipato 158 Stati e più di 100 organizzazioni della società civile. Al termine dei lavori, l’Austria ha promesso che si impegnerà a riempire il vuoto legislativo che riguarda la proibizione e l’eliminazione delle armi nucleari.

L’idea è di avviare una discussione per trovare i modi migliori per colmare tale vuoto legislativo. Numerosi Stati hanno sottoscritto l’impegno e siamo fiduciosi che entro fine 2015 si possa arrivare a lanciare un negoziato internazionale per la messa al bando delle armi nucleari. Che sia un negoziato sotto l’egida dell’ONU oppure un processo esterno, come avvenuto per la messa al bando delle mine antiuomo o delle bombe a grappolo, non è importante.

L’obiettivo, come ha auspicato il Papa in un messaggio inviato alla Conferenza, è che “ le armi nucleari siano interdette una volta per tutte”.

ICAN conosce l’organizzazione SenzAtomica e la loro mostra itinerante in Italia?

SenzAtomica è una delle organizzazioni che aderiscono alla nostra campagna. Come ICAN, la mostra da loro organizzata vuole spostare il discorso dalle implicazioni propriamente legate alla sicurezza a quelle umanitarie. La minaccia nucleare genera paura ed angoscia, una sensazione di impotenza rispetto ad un pericolo enorme. Questa emozione paralizzante ha impedito, ad oggi, un progresso in materia di disarmo. Prendere coscienza del problema e avviare un processo risolutivo, come quello promosso dai sostenitori di un trattato di messa al bando delle armi nucleari, permette di  “trasformare lo spirito umano”, passando da una cultura della paura (che ritiene un’opzione difensiva distruggere l’altro), ad una basata sulla fiducia reciproca.

Molte personalità influenti hanno dato supporto e visibilità alla vostra campagna, tra questi Desmond Tutu, il Dalai Lama, Yoko Ono e Martin Sheen.  Annoverate anche  politici tra i sostenitori di un trattato internazionale?

Abbiamo ricevuto sostegni trasversali. Tra i politici  annoveriamo Oscar Arias, premio Nobel per la pace ed ex Presidente del Costa Rica; Hans Blix, ex direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica. Anche l’ex Ministro degli esteri Mogherini, da parlamentare, si è espressa a favore della campagna. Altri politici italiani, pur non facendo esplicito riferimento ad ICAN, hanno sottolineato l’urgenza di mettere al bando le armi nucleari. (Va poi ricordata la campagna Global Zero, che raccoglie diplomatici, leader civili, politici e militari, n.d.r.)

Qual è la posizione dell’UE al riguardo?

Le istituzioni europee non si sono espresse sul tema del disarmo nucleare, ma se ne sta iniziando a discutere. Al momento, però, sono i singoli Paesi ad aderire all’iniziativa umanitaria o ad esprimere il proprio sostegno ad un processo volto al disarmo e alla messa al bando delle armi nucleari.

Come si colloca dunque l’Italia in questa campagna?

Il governo italiano ha assunto una posizione ambivalente:pur dicendosi preoccupato per l’impatto degli armamenti nucleari,  ha poi aggiunto che potrebbero determinarsi situazioni in cui il loro uso potrebbe rivelarsi necessario. L’Italia è sempre stata un campione umanitario, ma forse in questo caso pesa il fatto che sul suo territorio sono presenti alcune armi nucleari (nelle basi USA, n.d.r.). Da italiana sono alquanto preoccupata rispetto a questa posizione. Ritengo che l’Italia, avendo sottoscritto i trattati per la messa al bando delle mine antiuomo e delle bombe a grappolo in quanto armi inumane, dovrebbe essere tra gli Stati leader di un’iniziativa umanitaria per la messa al bando delle armi nucleari. Siamo di fronte ad un’opportunità storica, l’Italia dovrebbe essere in grado di coglierla. Altri Paesi europei sono in prima linea, perché non l’Italia?

Cosa può fare un semplice cittadino per supportare la campagna?

Può fare molto. Prima di tutto è necessario venire a conoscenza dei fatti, comprendere quali rischi stiamo correndo a causa di un lassismo nucleare pericolosissimo. Sul nostro sito sono disponibili numerose informazioni. Vi è anche una campagna attraverso la quale si può invitare il Ministro degli esteri del proprio Paese a spingere il governo a sostenere l’impegno dell’Austria. (Per inviare la mail, http://goodbyenuk.es/take-action/, n.d.r).

Oggi siamo più vicini che mai ad un trattato di interdizione delle armi nucleari, ma necessario l’impegno di tutti.

Maggiori informazioni su http://www.icanw.org

Twitter: @nuclearban #goodbyenukes

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