“Insieme valiamo di più”, intervista a Luca Laureti

Di Lucia Caiazzo e Marina Improta

 “Ma cosa potrei mai fare io per il mondo?”. A chi non è mai venuta in mente una domanda simile. La risposta non è poi così complessa, se ci si guarda dentro, senza filtri, esitazioni e paure. A dirlo è Luca Laureti, studente Luiss, membro della “Soka Gakkai Internazionale”, che appoggia la campagna sul disarmo nucleare e interiore di Senzatomica.

Cos’è la Soka Gakkai Internazionale?

La Soka Gakkai è un’organizzazione buddista laica, non governativa e fortemente impegnata nel sociale. I nostri obiettivi sono molteplici e il disarmo nucleare è uno di questi, infatti lo sponsorizziamo con la mostra Senzatomica. Letteralmente Soka Gakkai vuol dire società per la creazione di valore, ci poniamo come obiettivo principale la valorizzazione della persona umana rendendo, quindi, l’uomo la più importate cosa al mondo. Per questa causa mettiamo in atto molte iniziative per la pace, per l’ambiente, senza dimenticare i bambini e l’istruzione.

Quali sono, quindi, i valori di base della vostra organizzazione?

Ci definiamo come un nuovo umanesimo, mettiamo la persona al centro di tutto, intesa come il fine della nostra società. I punti cardine alla base dell’organizzazione sono: il rispetto, la legge causa effetto, il karma, la convinzione che ogni cosa che noi facciamo avrà delle conseguenze.

Senzatomica sostiene il disarmo nucleare a partire dal disarmo interiore rivolgendosi ad ogni singolo individuo; non a caso, uno dei sui slogan più ricorrenti è “Il disarmo parte da me”. Come potresti spiegare tutto questo?

Siamo fermamente convinti della necessità di far firmare alle nazioni, un trattato che metta al bando l’uso delle armi nucleari e ponga, di fatto, fine all’incessante investimento di fondi a sostegno di tale scopo, ma tutto è vano se non accompagnato da un disarmo interiore. E’ questo il senso che la Soka e Senzatomica vogliono dare alla mostra. Per raggiungere un fine così grande dobbiamo partire dal nostro piccolo, compiendo un’azione, seppure infinitesimale, che portata avanti da tutti nel mondo creerebbe il cambiamento. A questo proposito, il Presidente della Soka dice che i veri nemici sono i modi di pensare che giustificano le armi nucleari, che li accettano e in un certo senso li giustificano. Modi di pensare che possiamo cogliere nei nostri gesti quotidiani, forse anche un po’ inconsapevoli, come la prontezza ad annientare l’altro, a cancellarlo, nel momento in cui viene considerato come una minaccia, un ostacolo che si frappone tra noi e il nostro obiettivo. In molti si chiederanno: “ma cosa potrei mai fare io per il mondo?” E invece no, noi possiamo fare moltissime cose partendo proprio da noi stessi, dai nostri modi di pensare e dalla consapevolezza dei nostri errori.

Come vi proponete di coinvolgere gli altri in questa campagna?
Prima di tutto cerchiamo di avvicinare quante più persone possibile alla mostra, devono rendersi conto che basta che l’azione parta dal loro “io” interiore per giungere al nostro obiettivo. E’ necessario che la persona abbia la consapevolezza che sia possibile fare qualcosa. Il nostro compito è rendere tutti consci del grande potere intrinseco che ognuno di noi ha.

Rivolgete la vostra attenzione ad una fascia d’età in particolare?

No, assolutamente, il nostro obiettivo è raggiungere tutti. La mostra prevede anche un percorso per i più piccoli, volto a sensibilizzarli su un tema così scottante e attuale.

Come reagiscono i bambini?

I bambini sono molto interessati e coinvolti. Durante i miei turni alla mostra mi accorgo che fanno molte domande sulle bombe, e non è raro sentire esclamazioni del tipo: “ma come è brutta la bomba!”. I bambini sono considerati importantissimi, non a caso, la mostra offre loro uno spazio dove possono disegnare e far emergere attraverso i loro disegni emozioni e preoccupazioni sincere. Inoltre, molti dei loro disegni vengono esposti con l’intento di toccare le corde più profonde dell’animo dei più grandi. I bambini hanno il cuore giusto e dimostrano che questo è insito nell’essere umano. Quando dicono che vogliono portarci i genitori, sentiamo di essere riusciti, almeno in parte, nei nostri intenti. Attirare i grandi, attraverso i più piccoli è il giusto modo per sensibilizzare e arrivare al cuore di tutti. Sentiamo di avere lo spirito giusto, per fare grandi cose.

Sappiamo che volete coinvolgere anche la Luiss in questo progetto, come intendete farlo?

Tra pochi giorni, metteremo alla Luiss un cubo con quattro facce, su ciascuna delle quali ci saranno quattro domande specifiche sul tema del disarmo. Si tratta di un modo alternativo di coinvolgere gli studenti, in primis, ma non solo, chiunque è, infatti, invitato a riflettere su quanto la presenza delle armi nucleri sia un problema attuale e necessiti di soluzioni immediate. L’intento è indurre chi legge a pensarci, ad entrare nel vivo del problema, a sensibilizzarsi e a dare, mediante dellle semplici risposte, un contributo, un’idea o un parere. Non importa come, se con un tubo o con una mostra, l’importante è riuscire a coinvolgere il maggior numero di persone, far sì che il disarmo non sia solo una questione da porre all’attenzione dei centri di potere, ma diventi parte integrante della nostra vita, perchè ci riguarda, perchè ci appartiene.

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